Chi ha rapito Alfio Zoi?

Chi ha rapito Alfio Zoi? DIARIO DI BORDO DI UN’AUTODIDATTA Chi si ricorda Alfio Zoi? Celebratissimo Esperto che ha infuso dosi massicce di grammatica strutturalista nelle plasmabili menti del pubblico docente di scuola elementare negli anni ottanta grazie alla meritoria Editrice La Scuola, Zoi è il divulgatore della scrittura come tecnica e non come arte, quello che ci ha insegnato a presentare a bambini di 6 anni un testo come un abito da cucire. Quante di noi lo hanno somministrato con scrupolo a intere generazioni? Quante di noi ancora lo fanno?* IL Metodo Zoi ha dominato la didattica dell’italiano fino a che nuovi Esperti sono arrivati pronti a farci digerire con la pillola della personalizzazione l’amara verità che IL metodo assoluto non esiste. Io la notizia l’ho retta abbastanza bene, visto che per istinto di autoconservazione mi tengo a distanza da riviste specializzate, corsi di didattica disciplinare e guide enciclopediche come la volpe dall’uva. Ma niente scorre per anni senza lasciare traccia. Dov’è oggi quel metodo? Che semi ha generato? Nei suoi aspetti principali è stato digerito e metabolizzato dalla letteratura didattica delle scuole italiane. Da quello che ho capito io di Zoi, rubando negli anni a quelle più brave di me, ne ho ricavato la mia “grammatica colorata”. È divertente e funziona in tutte le lingue. E comunque, adesso c’è Bortolato. Chi non conosce Bortolato? * per un rapido calcolo approssimativo Link articolo età media  
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4 pensieri su “Chi ha rapito Alfio Zoi?

  1. Bel testo Paola Piccolo!!Credo che mio padre osservi dall’alto nel luogo ××××dove si e stabilito.Grazie!Giovanna Zoi

  2. Il “metodo “Zoi”in realtà è stato un modo di fare lingua a 360 gradi: poiché la lingua è però strumento del pensiero,ecco che la proposta di Zoi si basava su un solido discorso epistemologico,frutto di ricerche approfondite.Questa intuizione è viva tuttora,basta osservare i libri di testo migliori . Alfio Zoi è stato un innovatore , un rivoluzionario, le cui proposte continuano a vivere.Chi non sa oggi che cosa sono le mappe concettuali? Quando Zoi le propose nessuno ne sapeva nulla. Ma l’idea più rivoluzionaria,fra le tante,è che scrivere significa produrre Infiniti tipi di testo, e si può imparare a farlo,così come a leggere in modo diversificato gli Infiniti tipi di testo.E ci sarebbe moltissimo altro da dire….

    • Pur non avendo approfondito in modo sistematico la conoscenza del lavoro di Alfio Zoi, ho potuto apprezzare nel corso della mia esperienza di insegnante la fecondità di un approccio scientifico alla comprensione e produzione linguistica. Rivoluzionaria è sicuramente l’idea che la lingua, strumento potentissimo di conoscenza del mondo ed espressione del pensiero, possa essere “consegnata” ai bambini come un insieme di tecniche da conoscere, esaminare, smontare e rimontare. Confesso che, nel mio sincretismo asistematico, ignoravo l’origine delle famose “mappe concettuali” ormai diventate pane quotidiano per gli studenti di ogni ordine e grado. Tuttavia credo che questo strumento sia oggi spesso usato in modi che ne snaturano la portata originaria in nome di esigenze di semplificazione e omologazione: si chiamano oggi mappe concettuali anche quei prodotti preconfezionati che presentano concetti e relazioni predigeriti, presentazioni iperschematiche, magari con testi a buchi da riempire con parole preselezionate, magari da imparare a memoria. Il risultato di queste attività temo abbia molto meno a che fare un il processo di rielaborazione personale/collettiva delle conoscenze che intendeva Zoi e molto più a che vedere con la banalizzazione del sapere, malattia antica e mai curata del nostro modello scolastico trasmissivo e rassicurante nei suoi tempi e nei suoi riti. Con queste riduzioni in pillole, ancora una volta la standardizzazione e la replicabilità vincono sulla profondità. Il prodotto batte il processo… Il processo richiede un lavoro lungo, complesso, dagli esiti non sempre prestabiliti.

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