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“Due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due siete invincibili” afferma lo scrittore indiano Tarun Tejpal a proposito dell’amore. E l’amore è davvero una forza e una energia (a volte misurata, quasi sempre istintiva e irrazionale) che riesce a dare un senso profondo alla nostra vita. 

                                                                               

Questa immagine che descrive una semplice apetta, è il logo che abbiamo scelto per il sito paolapiccolo.education .L'ape rappresenta un elemento importantissimo in natura.La sua presenza garantisce Biodiversità e ricchezza botanica

      Luisa Azzini…..

A proposito di scuola

Alle superiori la professoressa di tecnologia fumava in classe, il divieto lo aggirava permettendo a tutte noi alunne di fare altrettanto. – Non ho mai capito perché la chimica fosse ritenuta un indirizzo prettamente femminile, non c’erano maschi in quella classe, una noia mortale. – Trascorreva buona parte delle due ore risicate disquisendo di frivolezze e pettegolezzi adolescenziali su quanto fosse di moda la calza a rete con la riga dietro, per poi vendicarsi nelle interrogazioni, su di me decisamente che di quelle banalità ero nauseata e disertavo il suo salotto. Il prof. di chimica applicata invece era manesco, mollò un ceffone a una compagna un giorno, ci aveva proibito di uscire dal laboratorio per quattro ore di fila e lei proprio non riuscì a contenersi, la vidi piangere mentre pisciava di nascosto dentro al becker. Mi incazzai come una iena quel giorno, presi le sue parti e finimmo tutte e due dal preside. Ma il migliore o il più ruffiano era il professore di italiano. Arrivava con il macchinone e lo parcheggiava in cortile perché lui era lui. D’inverno sfoggiava il suo cappotto con il collo di volpe e il sigaro in bocca, in stile Al Capone per intenderci. La prima mezz’ora la dedicava a leggersi il giornale e a sparare cazzate a raffica su quanto era furbo, su quanto era bello, era il gigolò dell ‘istituto professionale Leonardo da Vinci e vantava le sue origini blasonate. Ci trattava da stupide galline e ahimè la maggior parte lo assecondava, intimorite forse, o divertite che è anche peggio. Ci umiliava, si faceva servire come lo sceicco nel suo harem, prendimi questo, portami quello. Un giorno fece cadere palesemente il suo borsello, un cult negli anni ‘70, e ordinò a una di noi di raccoglierlo, come se fossimo le sue concubine. Non mi sono mai prestata al suo gioco perverso di servi e padroni e nei miei temi ci andavo giù dura, la bombarola, così mi chiamava. Era viscido, meschino e pure fascista, ma avevo un solo modo per tenergli testa, senza rischiare ripercussioni, me lo insegnò mio padre – Se vuoi criticare un professore devi eccellere nella sua materia- Questi sono solo alcuni dei baroni e delle baronesse che hanno inquinato per anni la scuola, forse non avranno urinato in un cespuglio da ragazzini, ma hanno scaldato le poltrone alle spalle del servizio pubblico in barba all’etica e al buon senso. Scrivo questo per dire che ci sono tanti modi per essere incivili e che non basta denudarsi per essere indecenti, spesso la volgarità si veste con giacca e cravatta. L.A.

 
Questa immagine che descrive una semplice apetta, è il logo che abbiamo scelto per il sito paolapiccolo.education .L'ape rappresenta un elemento importantissimo in natura.La sua presenza garantisce Biodiversità e ricchezza botanica

PRIMA FACEVAMO I BISCOTTI, POI È ARRIVATA “LA SEIDUESEI

 

Operazione nostalgia: chi si ricorda l’educazione alimentare nella scuola? Ai bambini facevamo impastare il pane, la pasta… I biscotti si cuocevano a scuola in fornetti improvvisati con tanta buona volontà e si gustavano tutti insieme… Poi, all’alba del nuovo millennio (eravamo nel 1994), è arrivata “la seiduesei”, decreto legislativo che recepiva le direttive europee in materia di prevenzione del rischio sui luoghi di lavoro (1).

Da allora, nella scuola, niente è stato più come prima. Ci è stato detto che i biscottini, se proprio volevamo farli, poi li dovevamo buttare nel secchio della spazzatura.  Questa normativa, sostituita nel 2008 dal decreto 81 (2) è riuscita, meglio della riforma Moratti e seguenti gelminate, ad affossare decenni di pratiche didattiche attive riducendole all’ombra di se stesse, in nome della sicurezza.

L’imperativo della Sicurezza ha cancellato in molte scuole intere pagine di didattica esperienziale, dalla cucina alla ceramica, dall’orto all’educazione ambientale. Il mito della sicurezza ha legittimato istanze come “Sì, bellissima la gita al maneggio, ma il battesimo del Pony facciamoglielo fare senza salire in sella che è pericoloso!” “Sì, bellissimo scoprire la biodiversità dell’ambiente, ma per carità non facciamoli camminare nell’erba alta che ci sono le serpi!”. La spiegazione di tutto ciò è semplice: il Dirigente Scolastico, in quanto Datore di Lavoro, è tenuto a predisporre un Documento di Valutazione del Rischio (commissionato a un Tecnico Esperto) che indica le procedure che i lavoratori devono rispettare per prevenire e ridurre i rischi derivanti dalle attività svolte. I lavoratori sono corresponsabili del Piano di Sicurezza Interno. La formazione dei lavoratori sul rispetto delle norme di sicurezza e sulla prevenzione dei rischi è obbligatoria. L’impatto ansiogeno sulla comunità scolastica di queste disposizioni e delle relative sanzioni in caso di inadempienza è garantito.  Si arriva così alla perla del Diligente Dirigente che vieta per iscritto “l’uso in classe di qualsiasi oggetto potenzialmente pericoloso per l’incolumità degli alunni”. Sembrerebbe di stare nella fiaba della Bella Addormentata, ma a pensarci è ancora peggio: una disposizione del genere conferisce al giusto principio di prevenzione del rischio quell’alone grottesco che solo certa normativa scolastica riesce a guadagnarsi… Nel corso della mia carriera di insegnante ho visto bambini sferrare istintive pugnalate con la matita, tagliare lobi di orecchie manovrando in modo maldestro le forbicine dalla punta arrotondata, rompersi denti abbassandosi per prendere lo zaino, fratturarsi dita schiacciandole  fra due banchi, rompersi braccia o nasi inciampando sui propri piedi… Senza mai riuscire a impedire il fatto! Quando si ha a che fare con i bambini, l’accanimento normativo appare talvolta più paradossale che risolutivo. Ma viviamo in una società sempre più complessa: avvocati, sindacati, associazioni di categoria, consulenti del lavoro, consulenti della sicurezza, compagnie assicurative, commissioni  parlamentari… Si fa scuola sotto l’assedio di tutto un mondo che con l’educazione ha ben poco a che vedere. All’insegnante nell’esercizio della sua funzione non resta che lasciarsi guidare dalla stella polare del principio di responsabilità del precettore stabilito dall’art.2048 C.C. (3), raccomandandosi  -sempre- alle grazie di Santa Pupa (4).

  • Il Decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 “Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavorohttps://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2008/04/30/008G0104/sg è il testo di riferimento vigente in materia disicurezza nei luoghi di lavoro. Regolamenta le misure generali di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, prescrivendo procedure, obblighi e responsabilità in tema di: Valutazione ed eliminazione dei rischi, Prevenzione e Formazione sulla sicurezza sul lavoro, Segnali di sicurezza e Misure per il rispetto dell’igiene e della salute
  • dall’Articolo 2048 Codice Civile (R.D. 16 marzo 1942, n. 262) [Aggiornato al 30/06/2020]

“Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte”

[…] I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito* dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate […] sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto.

*Il fatto illecito è qualunque comportamento doloso o colposo, tenuto cioè con intenzione di nuocere o con disattenzione, imprudenza, imperizia, che cagiona ad altri un danno ingiusto, e obbliga il suo autore al risarcimento del danno causato. (Fonte: diritto.it)

La casistica giudiziaria sulla culpa in vigilando è ovviamente sterminata e tale da far gelare il sangue nelle vene di docenti e Dirigenti di tutte le scuole del Regno

          (4) https://www.romasparita.eu/storia-cultura/2151-santa-pupa